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Le statue che i Finlandesi non vogliono più


E' di pochi giorni fa la notizia della rimozione dell'ultima statua dono dell'Unione Sovietica in Finlandia. La città di Kotka, nel Kymenlaakso, non lontana dal confine con la Russia, ha prelevato la statua di Lenin dal Parco Centrale, per metterla a disposizione del museo regionale.

Poche settimane dopo l'inizio del conflitto in Ucraina, si erano verificati gesti simili da parte della città di Turku, che aveva rimosso una targa e un analogo busto del leader rivoluzionario sovietico, donati da San Pietroburgo (all'epoca Leningrado) nel 1977, mentre ad agosto era stato il turno di una statua donata da Mosca alla capitale Helsinki nel 1989 e oggetto già all'epoca di numerose contestazioni.

Tornando a Kotka, l'ultimo busto di Lenin rimosso era stato dono dell'attuale capitale Estone Tallinn, all'epoca ancora sotto dominazione sovietica. Oggi l'Estonia, da anni membro della Nato e dell'Unione Europea, è uno dei paesi che esprime maggiore preoccupazione nei confronti della minaccia russa.


Nel corso del 900 la Finlandia ha maturato un rapporto controverso con l'Unione Sovietica: nella prima metà del secolo, la giovane repubblica ha dovuto prima affrontare una guerra civile fra conservatori e rivoluzionari (questi ultimi foraggiati da Mosca), poi le due guerre (Inverno e Continuazione) al termine delle quali, pur con perdite territoriali, il paese è riuscito a mantenere la propria indipendenza e autonomia. Nella seconda metà e fino alla fine della guerra fredda, la Finlandia è rimasta un paese democratico e aperto al libero mercato, pur garantendo la propria neutralità' durante la Guerra Fredda e intrattenendo rapporti commerciali con il vicino Sovietico.

Dal 1991 in poi, con la fine dell'URSS, la Finlandia si è progressivamente avvicinata all'Unione Europea fino al suo ingresso nel 1995. Il tabu' dell'adesione alla Nato è stato rotto solo dopo l'invasione dell'Ucraina, in seguito alla quale, la premier Sanna Marin ha avviato i negoziati assieme alla collega svedese Magdalena Andersson. Al momento, l'adesione deve essere ratificata dagli ultimi due paesi del blocco Nato: si tratta della Turchia, con cui è in corso una trattativa legata allo status dei rifugiati curdi, e dell'Ungheria che, fra i paesi UE ed Occidentali, è quello che mantiene ancora saldi legami con Vladimir Putin.

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