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Il rumore dell'ipocrisia


Non fosse che, quando aveva pubblicato i suoi post incitando alla violenza contro i bambini neri, Riikka Purra aveva già passato i 30 anni, verrebbe da dire che quel commento era, in fondo una cazzata giovanile. Non fosse che, tre anni dopo il suo post in cui diceva di voler sparare agli immigrati su un treno, Anders Breivik su delle persone ha sparato per davvero, verrebbe da dire che quella era una cazzata. Spoiler alert: non la è.


Chiunque, nella storia dell’umanità, ha pensato e detto cose di cui si è pentito e che farebbero imbarazzare il più scorretto dei politicamente scorretti. La differenza fra (quasi) chiunque e Riikka Purra, è che questi commenti Riikka Purra ha deciso di immortalarli su internet, in un’epoca in cui era già preventivabile che, qualche anno dopo, qualcuno avrebbe potuto chiedere conto di messaggi contenenti così tanto odio. Perchè, è questo deve essere ben chiaro, nel 2008 Riikka Purra non era una quindicenne senza la preoccupazione di doversi confrontare in un contesto sociale che non fosse quello della scuola, nè una pensionata (oggi direbbero “boomer”) senza la più pallida idea di come funziona internet. Riikka Purra aveva 31 anni e faceva l’insegnante.


Adesso, andare a ripescare i commenti scritti quindici anni fa su internet è una pratica piuttosto meschina, questo vale nella maggior parte dei casi. Una battuta sui gay di quindici anni fa oggi sarebbe omofobia. Una barzelletta sugli immigrati sarebbe xenofobia. Un commento sul peso dell’impiegata di banca antipatica sarebbe grassofobia. Rimane una pratica meschina perchè la maggior parte degli individui, alle battute sul prossimo scritte su internet, alterna un’esistenza normalissima, nella quale tratta con decoro anche le persone di cui pensa il peggio possibile. Il discorso cambia se dici di voler picchiare dei bambini, ammazzare delle persone e poi diventi il ministro responsabile delle tasche di queste stesse persone.


I bambini neri che nel 2008 avevano 3 anni, in Finlandia, hanno preso da tempo la cittadinanza e il diritto di voto. Le persone che viaggiavano sul treno, immigrati inclusi, quel treno lo hanno pagato con le tasse. Dire di voler fare del male a delle persone, fare finta di dimenticarsene e poi, di fronte all’evidenza della cosa, dire di essere stata “una persona molto arrabbiata”, non è abbastanza. Anche perchè, nel 2019, quando già sedeva in parlamento, Riikka Purra ha tirato fuori un’altra perla chiamando le donne con il velo integrale degli “irriconoscibili sacchi neri”. Non so come si dica in finlandese ipocrisia (Wikipedia dice “Tekopyhyys”), ma credo faccia lo stesso rumore.


Non c’è bisogno di essere degli integralisti islamici per dire che questa cosa è oscena, obbrobbriosa. Non vale nemmeno la scusa per cui si stanno difendendo i diritti delle donne, perchè se ci stanno a cuore i diritti delle donne, sappiamo anche che la colpa non è degli “irriconoscibili sacchi neri”, ma dei loro padri, mariti o fratelli, che ancora non si sono resi conto di vivere nel terzo millennio. E che, invece di sparare sui treni, da ministra, sarebbe forse più appropriato lavorare per eliminare quella ghettizzazione che dovrebbe preoccupare la collettività. Il problema è quando quella ghettizzazione fa guadagnare consensi a tutti, chi soffiando sulle braci accese di chi vorrebbe sparare agli immigrati sui treni, chi giustamente si indigna, ma poi non ha la più pallida idea di come risolvere paradossi grandi come il tempo in cui viviamo.

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