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Anche dalla Turchia il via libera alla Finlandia nella Nato


Poco dopo la mezzanotte finlandese, è arrivata da Ankara la notizia della ratifica del parlamento turco all'accesso del paese nordico nella Nato, lasciando alle spalle uno dei punti più critici del processo iniziato la scorsa primavera assieme alla Svezia, che per il momento è destinata ad attendere.

Nessun voto contrario al parlamento turco, che si è espresso all'unanimità dopo le lungaggini dovute ai capricci del presidente Recep Tayyip Erdogan, soprattutto nei confronti della Svezia: la situazione si è sbloccata quando il Ministro degli Esteri finlandese, il verde Pekka Haavisto, ha lasciato intendere la volontà del suo governo di procedere anche in assenza dei colleghi svedesi.


La settimana scorsa era stato superato un altro ostacolo difficile, ovvero il nulla-osta ungherese: la votazione ad Ankara è stata organizzata piuttosto rapidamente e si è svolta senza particolare pathos, fatta eccezione per le critiche rivolte da alcuni nazionalisti turchi al governo di Stoccolma, che, per l'appunto, rimane fuori dai giochi almeno per un po'.

A tre giorni dal voto in Finlandia, si tratta di un risultato di grande importanza per la politica di Helsinki, che si è presentata sostanzialmente granitica di fronte alla possibilità di rinunciare alla neutralità di cui il paese aveva goduto anche durante la Guerra Fredda. L'accesso alla Nato è stato sostenuto da quasi tutto l'arco costituzionale, fatta eccezione per una piccola frazione di deputati del Partito della Sinistra ed un fuoriuscito dei Veri Finlandesi, il body-builder filorusso Ano Turtiainen. Non è dato sapere se l'adesione alla Nato avrà risvolti politici in vista del voto, che si preannuncia estremamente equilibrato ed incerto.

I prossimi passi, per Helsinki, saranno per lo più formali e si attende la firma a Washington nel breve periodo. Più lungo il cammino della Svezia: se non sarà raggiunto un accordo sugli oppositori politici di Erdogan, sarà necessario attendere le elezioni presidenziali turche di maggio, al termine delle quali Erdogan potrebbe allentare la presa non essendo più coinvolto nella campagna elettorale, o addirittura essere sconfitto dal filoatlantista Kilicdaroglu.

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